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domenica 16 ottobre 2016

Le bomboniere, i materiali, la storia............ finocchietti o anicini

 Finocchietti o anicini, ma anche fenugetti e pure anis de Flavigny




I "fenuggetti" (i finocchietti), piccoli confetti dal tipico sapore, di colore rosa o celeste si uniscono ai confetti normali per i battesimi e sono un'usanza tipica di Genova.
Da altre parti, specialmente nelle regioni dell'Italia meridionale, queli di colore bianco, sono utilizzati nelle cerimonie di matrimonio.




Flavigny, in Borgogna, è il delizioso villaggio in cui è stato girato il film “Chocolat” (la bottega della cioccolataia, con la vetrina semicircolare, a due passi dalla chiesa) la sua principale attrattiva gastronomica è la piccola fabbrica di confetti situata nei locali dell’abbazia medievale fondata da Widerard nell’ottavo secolo.
Pare che già nel 1591 agli ospiti di passaggio fossero offerti gli “anici di Flavigny”, inventati forse da quei monaci, ricoprendo piccoli semi di anice verde con tanti strati di sciroppo di zucchero, fino a farne un confetto piccolo e rotondo, come quello che è tuttora preparato nella fabbrica, in cui lavorano una ventina di persone perpetuando una tradizione secolare.
I confetti sono un’invenzione medievale, elaborata dapprima in ambito farmaceutico e solo in seguito passata nel campo gastronomico.
Il termine (dal latino “conficere” = fabbricare) significava che era una cosa artificiale, non esistente in natura. Un’invenzione, appunto. L’idea era quella di addolcire con lo zucchero delle sostanze medicamentose: erbe, spezie, semi, resi più gradevoli, piacevoli da ingerire: “con un poco di zucchero la pillola va giù”, recita una canzoncina a tutti nota.
Ma non si trattava solo di ‘accompagnare’ la sostanza contenuta nel confetto: lo zucchero stesso, che solo sul finire del Medioevo si diffuse in Europa, si riteneva benefico per l’organismo, in quanto apportatore di dolce, il sapore perfetto, espressione di un nutrimento equilibrato e ‘giusto’.
Se poi lo zucchero conteneva una spezia, a sua volta ritenuta salutare per la buona digestione (perché apportava calore allo stomaco, favorendo il processo digestivo che allora era interpretato come un meccanismo fisico di ‘cottura’ del cibo), il gioco era fatto.
Buona la spezia, buono lo zucchero, buonissimo il confetto.
L’abitudine di servire confetti speziati alla fine del pasto è un’abitudine che si diffonde in Italia tra gli ultimi secoli del Medioevo e l’età del Rinascimento.
Sia lo zucchero, sia le spezie erano allora un segno distintivo della tavola signorile: il confetto lo fu doppiamente.
I confetti speziati si potevano arricchire di vari aromi e profumi.
A Flavigny, oggi, si fabbricano al gusto di arancio, menta, liquirizia, rosa, violetta.
Ma i classici restano quelli all’anice, ed è bello scoprire il piccolo seme alla fine della lunga e paziente degustazione.
Guai a masticare frettolosamente: il seme rischierebbe di scomparire dalla lingua.
Per succhiare un confetto non ci vuole fretta, e per trovare il seme ci vogliono attenzione e concentrazione.
Questa costrizione alla lentezza è quasi un esercizio di rilassamento, esso stesso utile per predisporre il corpo al benessere.



 Fonti:
it.wikipedia.org  //  anis-flavigny.com  //  dearmissfletcher.wordpress.com

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